C’è solo un Capitano. Quante volte l’abbiamo sentito cantare dagli spalti di uno stadio, in periferia o nel palcoscenico mondiale? Tante, forse troppe volte, per una frase che forse tralascia il vero significato di cui parliamo: la fascia di Capitano. Lì sono racchiusi tutti i valori del Calcio, che chi la porta al braccio ha l’obbligo di rispettare e far rispettare a coloro che, come lui, portano sul petto, lato cuore, lo stesso logo: l’incarnazione di uno dei principali comandamenti” che appartengono allo sport più bello al mondo: pensare prima al Noi, inteso come squadra, che all’Io, ossia al nome che portiamo dietro la maglia, tra le scapole. Non uno “strumento” qualunque, insomma.

Chiedete a Mattia Almaviva, classe 2006 della Roma, il peso della fascia che un giorno di Maggio ha avuto l’onere, e l’onore, di indossare davanti alle lacrime di 60 mila persone che di Calcio, e della maglia che indossa, vivono. Sette su sette. Ventiquattro su ventiquattro. Un lampo dorato in una carriera di sogni iniziata pochi anni fa nel “campetto” del Savio e che sta passando in questi anni da Trigoria. Il luogo dove Francesco Totti ha scritto, e probabilmente continuerà a scrivere, una delle pagine calcistiche più belle del nostro paese. Proprio l’eterno 10 della Roma, in una serata che nessuno voleva finisse mai, si è tolto la fascia prima di legarla al braccio di Mattia. Che in un attimo è diventato l’undicenne più invidiato d’Italia.

Un gesto voluto dal destino che proprio in quella domenica ha mandato i Pulcini 2007 della Roma in quel di Bergamo per un torneo. Tant’è che Almaviva, trascinatore dei Pulcini 2006, era all’Olimpico il capitano giallorosso più giovane del Club. Un predestinato che, manco a dirlo col 10 sulle spalle, fece numeri d’alta scuola già il 1° Marzo nel corso di un’amichevole dimostrativa sotto gli occhi attenti del presidente Pallotta, in compagnia di Baldissoni e del numero uno del CONI, Malagò. La più classica delle prove che invita gli addetti ai lavori a chiedere nome e mandare a memoria.

La borsa di Almaviva, oggi, è quasi pronta. Dall’Olimpico a Caorle, destinazione Venice Champions Trophy: l’altare che ospiterà il matrimonio perfetto tra valori calcistici e umani. Francesco, la fascia, gliel’ha consegnata scappando, dopo averlo baciato, verso un futuro che neppure lui conosce: Mattia, col futuro all’orizzonte, ha l’occasione di mettersi in mostra per la prima volta agli occhi di un mondo che oggi lo invidia, e non poco. E questo è solo l’inizio.

Michael Cuomo

Coaching Italia Cyberia Agency